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La lapide savojarda di Pietragalla, che ci offende come patrioti duosiciliani

  • Enrico Langone
  • 16 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Il viandante di passaggio, forse un po' distratto e disinteressato, perchè ignorante (ignora la vera storia, perchè a scuola gliene hanno insegnata un'altra), può leggere con superficialità questa lapide, affissa nel 1861 sul Palazzo Ducale di Pietragalla PZ dal primo governatore della provincia di Basilicata, certo De Rolland, giunto dal Piemonte per prendere nelle mani le redini di governabilità della allora ancora provincia di Basilicata, oggi Regione, al fine di combattere e neutralizzare il cosiddetto brigantaggio, fatto da partigiani, composti da ex contadini, ex allevatori ed ex soldati dello sciolto esercito napolitano.

Si narra su questa infame lapide, affisa per ordine del suddetto prefetto, che i pietragallesi di allora, combatterono valorosamente contro quattrocento briganti, respingendoli senza speranze.

Una vera e propria operazione chirurgica-sociale, questa lapide, al voler elogiare quegli sprovveduti pietragallesi, che furono ingannati dai piemontesi, facendo credere loro, che i cattivi erano i briganti, quando di fatto i piemontesi stessi, con ferro e fuoco conquistarono il vaolroso reame delle Due Sicilie, annettendolo con la forza e con la morte al nuovo stato, denominato dapprima Secondo Regno di Sardegna nel 1860 e l'anno successivo Regno d'Italia ed è chiaro, che non avessero le idee chiare, però per fare da macellai contro i nostri avi, le idee d'altro canto ce le avevano ben chiare.

Quei quattrocento partigiani erano guidati dal valoroso comandante Borjes, venuto dalla Spagna, su commissione di Sua Maestà Re Francesco II di Borbone, per respingere bersaglieri e carabinieri savojardi, con l'aiuto dei briganti. Borjes fu prima di tutto un uomo d'onore e poi cavaliere militare, che alla disfatta, accettava la sconfitta e si ritirava, così non fu nel suo ultimo giorno di vita, dove sul confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie fu ucciso vigliaccamente dai bersaglieri savojardo-piemontesi dopo la sua resa.

Ecco, far credere ai pietragallesi dell'epoca, che i cattivi erano i briganti, che in quel frangente non fecero altro che provare a riconquistare militarmente la patria, fu uno dei soliti atti vili per delegittimare la patria del Regno delle Due Sicilie, far credere agli ingenui, che fummo da sempre italiani e rinnegare così la cittadinanza del Regno delle Due Sicilie, volendo accettare supinamente il nuovo Regno d'Italia con capitale Torino, dove i cisalpini intrattenevano le loro sedute parlamentari in francese, dimenticando di fatto, che nel resto della penisola si parlava ben altra lingua!

Da allora, storici prezzolati e asserviti al nuovo potere savojardo hanno diffuso menzogne, per screditare in primo luogo la dinastia dei Borbone e in secondo luogo il Regno delle Due Sicilie, quasi avessero diritto di conquista su quelle terre ricche e floride.

Dall'altro lato del portone principale un'altra lapide conferma quella oscenità, fu affissa nel ventennio del XX secolo dai fascisti, che credendo a quella montagna di menzogne, non fecero altro che giustificare l'appropriazione indebita dei savoja sulle nostre terre!

 
 
 
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